Descrizione
Coltello agricolo a serramanico di forma compatta, composto da una lama singola in acciaio, lunga e appuntita, incernierata a un manico scuro leggermente arcuato. La lama presenta profilo pressoché rettilineo, dorso robusto e punta acuta, con ossidazioni diffuse e tracce di ripetute affilature. Il manico, privo di decorazioni, appare realizzato in materiale organico scuro, verosimilmente corno, sagomato e levigato per offrire una presa salda durante il lavoro. La configurazione corrisponde alla famiglia dei coltelli pieghevoli impiegati in ambito agricolo per innesto, potatura fine e rifinitura di giovani rami. La semplicità costruttiva e la forte patina d’uso rimandano a uno strumento personale, destinato a essere portato quotidianamente in tasca durante i lavori nei campi.
Funzione
Utensile tascabile destinato a tagli precisi su rami giovani, marze e tessuti vegetali durante operazioni di innesto, potatura leggera e manutenzione di vite, alberi da frutto e arbusti. La lama appuntita permetteva incisioni nette e rifiniture controllate, mentre il sistema a serramanico proteggeva il filo e consentiva di trasportare l’attrezzo in sicurezza. Oggetti di questa tipologia facevano parte della dotazione personale di contadini, vignaioli e giardinieri.
Storia / approfondimento
Un coltello così piccolo poteva accompagnare un’intera giornata nei campi. Chiuso in tasca, diventava uno strumento immediato per rifilare una marza, incidere una corteccia o correggere un giovane tralcio. La lama consumata e il manico levigato dall’uso restituiscono la dimensione più intima del lavoro agricolo: quella dei gesti precisi, ripetuti e tramandati. Accanto agli altri utensili da innesto e potatura della raccolta, questo serramanico racconta la cura della vite e degli alberi da frutto come pratica fondata su esperienza, osservazione e manualità.