ANTIQUARIUM

Cesoie da potatura in ferro con molla elicoidale

SGAA-0089
Cesoie da potatura in ferro con lame ricurve, lunghi manici e molla elicoidale di riapertura, riferibili alla prima metà del Novecento. Strumento tipico del lavoro in vigneto e frutteto, documenta la potatura manuale come pratica fondamentale nella cura e nella produttività della vite.

Scheda tecnica

Datazione:

prima metà XX secolo

Categoria:

Lavoro

Tipologia:

Cesoie

Materiali:

Ferro; acciaio

Tecnica:

Forgiatura; tempratura; affilatura; assemblaggio; ribattitura

MISURE

Altezza:

Diametro:

Peso:

gestione e collocazione

Stato espositivo:

Sede:

Telese Terme

Parole chiave

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Descrizione

Cesoie manuali da potatura interamente metalliche, costituite da due lunghi bracci paralleli collegati superiormente a una coppia di lame ricurve e asimmetriche mediante un robusto perno centrale. Tra i manici è inserita una molla elicoidale trasversale che favorisce la riapertura automatica delle lame dopo il taglio; all’estremità inferiore è presente un piccolo fermo metallico per mantenerle chiuse durante il trasporto. Le superfici conservano una patina bruno-scura con ossidazioni diffuse e tracce di usura. La morfologia coincide con le tradizionali forbici o cesoie agricole utilizzate nella prima metà del Novecento per la potatura della vite, dell’olivo e degli alberi da frutto.

Funzione

Utensile agricolo destinato alla recisione di tralci, germogli e piccoli rami durante le operazioni di potatura. I manici venivano serrati con una mano portando la lama affilata contro il tralcio, trattenuto dal controtaglio; al rilascio, la molla elicoidale riportava automaticamente i bracci in posizione aperta, consentendo di ripetere rapidamente il gesto. Nella viticoltura lo strumento permetteva di selezionare e accorciare i tralci, regolando la crescita della vite e preparando la produzione dell’annata successiva.

Storia / approfondimento

La potatura è uno dei gesti attraverso cui il vignaiolo decide il futuro della pianta. Queste cesoie trasformavano la forza della mano in un taglio rapido e controllato: i manici si chiudevano, il tralcio cadeva e la molla riportava subito le lame in posizione, pronte per il gesto successivo. La loro superficie scurita racconta un lavoro ripetuto stagione dopo stagione. Nel nucleo Vinum l’attrezzo non rappresenta soltanto una tecnologia agricola, ma una scelta compiuta sulla vite: togliere ciò che è superfluo per lasciare spazio ai tralci destinati a portare il nuovo raccolto.